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ilritornodiulisse
"Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza"
sentimenti
28 giugno 2007
La democrazia...secondo Gaber

Cosa aggiungere se non le parole che avete assaggiato e applaudire fino a quando le mai fanno male

http://www.giorgiogaber.org/testi/veditesto.php?codTesto=308

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CULTURA
14 giugno 2007
La coscienza...secondo Gaber


Per chi ha pazienza, leggete e non ve ne pentirete

Io come uomo
io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
che tocca il fondo
ma forse al peggio non c'è mai una fine.
Nel frattempo la vita non si arrende
e la gente si dà un gran da fare
tanti impegni tante storie
con l'inutile idea di colmare
la mancanza
di una nuova coscienza
di una vera coscienza.

[parlato] È come se dovessimo riempire un vuoto profondo. E allora ci mettiamo dentro: rimasugli di cattolicesimo, pezzetti di sociale, brandelli di antichi ideali, un po' di antirazzismo, e qualche alberello qua e là.

La decadenza
che viviamo
è un malessere
che ci prende pian piano.
È una specie di assenza
che prevede una sosta obbligata
è la vita che medita
ma si è come assopita.
Siamo vivi
malgrado la nostra apparenza
come uomini al minimo storico di coscienza.

[parlato] È come se la vecchia morale non ci bastasse più. In compenso se ne sta diffondendo una nuova che consiste nel prendere in considerazione più che altro i doveri degli altri... verso di noi. Sembrerà strano ma sta diventando fortemente morale tutto ciò che ci conviene.
Praticamente un affare.

La decadenza
che subiamo
è uno scivolo
che va giù piano piano.
È una nuova esperienza
che ti toglie qualsiasi entusiasmo
e alla lunga modifica il tuo metabolismo.

Siam lì fermi malgrado la grave emergenza
come uomini al minimo storico di coscienza.

[parlato] E pensare che basterebbe pochissimo. Basterebbe spostare a stacco la nostra angolazione visiva. Guardare le cose come fosse la prima volta. Lasciare fuori campo tutto il conformismo di cui è permeata la nostra esistenza. Dubitare delle risposte già pronte. Dubitare dei nostri pensieri fermi, sicuri, inamovibili. Dubitare delle nostre convinzioni presuntuose e saccenti. Basterebbe smettere di sentirsi sempre delle brave persone. Smettere di sentirsi vittime delle madri, dei padri, dei figli. Smascherare, smascherare tutto: smascherare l’amore, il riso, il pianto, il cuore, il cervello. Smascherare la nostra falsa coscienza individuale.
Subito. Qui e ora.
Sì, basterebbe pochissimo. Non è poi così difficile. Basterebbe smettere di piagnucolare, criticare, fare il tifo e leggere i giornali. Essere certi solo di ciò che noi viviamo direttamente. Rendersi conto che anche l’uomo più mediocre può diventare geniale se guarda il mondo con i suoi occhi. Basterebbe smascherare qualsiasi falsa partecipazione. Smettere di credere che l’unico obiettivo sia il miglioramento delle nostre condizioni economiche perché la vera posta in gioco... è la nostra vita. Basterebbe smettere di sentirsi vittime del denaro, del lavoro, del destino e persino del potere, perché anche i cattivi governi sono la conseguenza naturale della stupidità degli uomini. Basterebbe rifiutare, rifiutare la libertà di calpestare gli altri, ma anche la finta uguaglianza. Smascherare la nostra bontà isterica. Smascherare la nostra falsa coscienza sociale.
Subito. Qui e ora.
Basterebbe pochissimo. Basterebbe capire che un uomo non può essere veramente vitale se non si sente parte di qualcosa. Basterebbe abbandonare il nostro smisurato bisogno di affermazione, abbandonare anche il nostro appassionato pessimismo e trovare finalmente l’audacia di frequentare il futuro con gioia.
Perché la spinta utopistica non è mai accorata o piangente. La spinta utopistica non ha memoria e non si cura di dolorose attese.
La spinta utopistica è subito. Qui e ora.

Io come uomo
io vedo il mondo
come un deserto di antiche rovine.
Io vedo un uomo
che tocca il fondo
ma forse al peggio non c'è mai una fine.
Perché non c'è nessuno che dia un senso
alle cose più semplici e vere
alla vita di ogni giorno
all'urgenza di un uomo migliore.

Io vedo un uomo
solo e smarrito
come accecato da false paure.
Ma la vita non muore
per le bombe
per la plastica o le acque del mare
e le ansie un po' inventate
son pretesti per non affrontare
la mancanza di una vera coscienza
che è la sola ragione
della fine di qualsiasi civiltà.

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20 aprile 2007
Il mercato...secondo Gaber
Il mercato è un mammifero strano
senza niente di umano
è qualcosa che cresce
che ogni giorno diventa più grosso
una crescita abnorme smisurata, tutta forme
come una donna sempre incinta di se stessa.

Il mercato è un neonato opulento
ossequiato dal mondo
è un bamboccio gonfiato
che ingrassa anche senza nutrice
non ha alcun bisogno né di cibo né di sogno
siamo noi tutti la sua grande incubatrice.

La chitarra suonava
ogni nota passava straziante dal petto e dal cuore
era un urlo di rabbia
però stranamente era anche un canto d'amore
era un ritmo così sconvolgente
per il corpo e per la mente
e la sala scoppiava di gente e di grande allegria
quella notte era mia.

La chitarra suonava
era un magico amplesso
era uno dei rari momenti in cui vivi davvero
e ti senti te stesso
ti senti te stesso
ti senti te stesso.

Lui, Lui dall'alto mi guardava
e osservava compiaciuto la mia vita, la mia storia.
E in quel momento che io credevo solo mio
mi apparve l'ineffabile sorriso di un'altra sua vittoria.

Il mercato è uno squalo gigante
sempre più onnipotente
così bieco e spietato
non ha impedimenti morali
ha travolto il nemico nella furia del suo gioco
uno alla volta si è sbranato gli altri squali.

Il mercato è un ordigno innescato
un circuito completo
è la grande invenzione
è l'atomica dei più potenti
è una competizione tra le più disumane
senza pietà per il massacro dei perdenti.

La mia moto correva
il mio corpo vibrava felice più forte del vento
è una grande emozione
sentirsi immortali
anche fosse in un solo momento
era un senso di strano furore
che è difficile da spiegare
io volavo e mordevo l'asfalto, era come in balia
di una grande euforia.

La mia moto correva ero solo al comando
era uno dei rari momenti in cui dentro ti senti
il padrone del mondo
il padrone del mondo
il padrone del mondo.

Lui, Lui dall'alto mi guardava.
e osservava sorridendo
le mie effimere passioni.
E in quel momento
che io credevo solo mio
sentii la sua mostruosa onnipresenza
in tutte le mie azioni.

[parlato:] Lui. Lui, il mercato è dovunque. È avido e insaziabile, non si accontenta mai.
Lui per crescere ha bisogno di noi, ma stranamente non ha bisogno di
gente che sceglie. È Lui che sceglie per noi e determina la
nostra vita con la sua quotidiana, invisibile presenza.
Ma se un giorno, di colpo, Lui sparisse? Se di colpo ci trovassimo
esclusi da questo meccanismo perfetto così al di fuori di
qualsiasi morale?
In fondo è Lui che ci procura benessere e ricchezza. Che condiziona la nostra vita. La vita di ogni paese.
Non c'è niente da fare. Oggi come oggi chi rifiuta la sua logica
rischia di non mangiare; chi l'accetta con allegria subisce gravi danni
alle sue facoltà mentali, cioè l'annientamento totale
delle coscienze.
Insomma, un uomo oggi non ha neanche la possibilità di schierarsi a favore o contro di Lui. Incredibile.
Ma forse se lo si sa, se ne si è consapevoli sì
può praticare questa realtà senza pretendere di risolvere
le cose con un sì o con un no.
Ecco la grande sfida: allenarsi a vivere senza certezze con la certezza
che qualcosa possa nascere da questa nostra contraddizione.
Allora forse, magari a fatica, troveremo altre risorse, allora forse si ritorna a pensare e a sognare...
...perché l'individuo non muore, resiste fra tanto frastuono

e si muove nel dubbio
che in fondo è da sempre il destino dell'uomo.
E pian piano ritorni ad esser vivo
più presente più reattivo
la tua mente rivede affiorare in un mondo sommerso
un percorso diverso.

L'individuo non muore
cerca nuovi ideali
e riprova l'antica emozione di avere le ali
di avere le ali…

Il Mercato - Giorgio Gaber







permalink | inviato da il 20/4/2007 alle 23:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
11 aprile 2007
Vestirsi...secondo Gaber
Non so se anche a voi, ma a me la vita è diventata difficile, non tanto nelle decisioni fondamentali, che quelle non ce le ho neanche più... No, perché magari uno crede di scegliere nelle cose importantissime; invece il più delle volte la vita è frutto di circostanze casuali, non è che si decide... capita così. E allora va a finire che le uniche cose in cui si sceglie veramente sono quelle più insignificanti, quelle dove non si crede neanche di scegliere.
In fondo è chiaro che un paio di scarpe serve per camminare, una macchina per spostarsi e un orologio per sapere che ora è. Sembrerebbe che uno vale l'altro; e invece no, non me lo vengano a dire. È proprio lì che uno si afferma come persona, è lì che uno cerca di distinguersi, è l'unica speranza che gli rimane.
Intendiamoci, non c'è nessuno che ammette di farsi un problema del proprio modo di apparire: "No, io non ci bado... alla mattina non è che mi vesto... qualsiasi cosa, purché sia comoda". Mah! Io ho un amico... scarpe inglesi, pantaloni marrone scuro, golf beige... Dico: Accidenti, come sei perfetto! "Ma figuriamoci" fa lui "prendo a caso, quello che mi viene!" Ma pensa!... e io che sono lì che mi aspetto da un giorno all'altro di vedermelo in bianco, rosso e verde; tanto lui pesca a caso... Macché: varie tonalità del beige. Che culo che ci ha!
La gente dice che non ci bada. Si vergognano... gli uomini, tutti. Prendono a caso. Perché l'uomo non può, ha un suo rigore.. Anche allo specchio non si guarda mai. Un'occhiatina di nascosto, e via. Un po' trasandato, spettinato... Spettinato bene, però.
Perché effettivamente l'aspetto definisce. Se uno porta la giacca e la cravatta è rassicurante. Ti viene subito in mente l'ufficio, la banca, l'IVA, le bolle di accompagnamento... È uno regolare. Se però ai piedi porta sandali afro-cubani... attenzione: può essere già un look. No, no, il look è un'altra cosa... Di questo ne parliamo poi. Sì, insomma... alcuni l'hanno trovato un modo di portare la giacca e la cravatta che è un'altra cosa: è oltre. Ma come fanno? Se me la metto io, la giacca e la cravatta, sono subito in banca. E se mi metto i sandali? Sono un impiegato di banca coi sandali afro-cubani.
E sì, vestirsi è diventato difficilissimo, impossibile... cioè io... io vorrei vestirmi normale. Ecco, il normale non c'è. La giacca non la posso mettere, va be'. Sì, magari una maglia, un paio di pantaloni, appunto, uno non ci bada... E no, c'è modo e modo di non badarci. Perché con una maglia targata Tacchini sei un Tacchini! È una mania: targhette, righe, taschine, cervi, ochette, serpentelli... Ecco, normale non c’è.
Per i pantaloni è più facile. Ce n'è una gamma infinita. Il jeans tutto sommato... Però è un po' troppo. Coi jeans... uno si vede che ha i jeans. E poi la linea, il taglio: larghi di culo, stretti di culo, bassi di vita, alti di vita, larghi di coscia, corti di gamba, stretti, tutto schiacciato, stretti, stretti, a zampa! Io ne vorrei un paio normali, giusti, che come cominciano... finiscono. Non li fanno. Troppo stravaganti. Adesso ne fanno un tipo che... ci siamo, mi convince: parte giusto, continua bene e poi... (si stringono rapidamente in fondo). A questo punto metto gli stivali e siamo a cavallo! Se vado in giro a cavallo in via Manzoni... forse mi notano. Uno come me, che vuol essere normale, non può.
Ecco, sì, per me vestirsi vuol dire sentirsi giusti, è un problema più intimo... Quando uno cerca di essere in sintonia con le cose che mette, con gli indumenti, non sa da che parte cominciare. Uno si alza... la mattina... col pigiama... Ecco, per esempio, io sono un tipo da pigiama o no? Va be'... uno si alza... è nudo... Alle donne piacciono quelli che dormono nudi. Chissà se è vero... Va be' non importa... Dicevo, io sono lì nudo... cerco le mutande: un batuffolino! Due o tre centimetri di stoffa che con l'elastico... [gesto come a dire: diventano piccolissime]. Ecco, il problema comincia dalle mutande; bisognerebbe farci uno studio. Quelle lì piccoline sono tremende. Coprono appena appena quello che devono coprire, vengono su sempre più strette, e finiscono ai lati con un filino... che è vero, allunga la gamba, ma non capisco perché un uomo con la coscia piena di peli deve avere gli stessi problemi di Carmen Russo.
Sì, però non vorrei neanche essere uno di quelli che portano le mutande lunghe, quelle dei colonnelli. No, non sono più così; le rifanno a righine o a quadrettini, in versione americana, neanche brutte. Una volta ci avevo pensato... però si notano un po' troppo. È come se uno si fosse preoccupato di essere elegante... con giù i pantaloni.
Ma è possibile che non si riesca a comprare un paio di slip... che non venga in mente niente... che non si possa dire: Ecco, quello lì è così. È come quelli che ci hanno quelle mutande lì.
Bisognerebbe non spogliarsi mai. Certo che smettere di fare l'amore perché uno non ha trovato la sua mutanda... non è previsto neanche dalla Chiesa Cattolica!
Maledizione! Non so più come vestirmi! Non posso mettere più niente! E pensare che invece c'è gente che può fare tutto; può mettersi le cose più assurde e va sempre bene. Tanto loro non si vestono per vestirsi... Hanno inventato il look. Praticamente è come se fosse sempre carnevale: cavallerizzi, giocatori di rugby, vedove nere, cow-boy, arancioni, finti ciechi, David Bowie!... Tu sei lì che parli con uno... magari devi firmare un contratto...lui è vestito da pirata...: che c'entra?
È normale... non è mica un pirata, ci ha il suo look... Una volta i posti dove fioriva di più il look erano i manicomi. Adesso li hanno chiusi. Sono tutti in via Manzoni.
Cosa non fa la gente per farsi notare! No, non credo che sia sempre esibizione. Credo che sia anche un bisogno intimo, legittimo... un bisogno di sentirsi almeno in qualche cosa unici. È come se avessimo la sensazione di non avere più niente che ci distingua, la paura di essere tutti uguali, in tanti... È il numero che ci spaventa.
Ma forse abbiamo creato ancora più confusione. La massa non è un fatto numerico. Si può essere milioni e milioni, anche simili, e non essere massa, rimanere persone... Credo che sia possibile. E magari può esserci una persona sola che invece è massa.
Non è il numero. È la testa.

La vestizione - Giorgio Gaber



permalink | inviato da il 11/4/2007 alle 12:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
24 marzo 2007
La pedagogia ...secondo Gaber
Non si fuma nella stanza del bambino.
Ecco probabilmente si potrebbe immaginare pensiero allucinazione forse sogno in questo dolce chiamiamolo così mondo in questa luce si potrebbe dire morbida lenzuola rosa azzurre senza mai rompere certo, la tradizione sì, la culla apine farfalline DLIN DLON DLAN farfalline come dire, il festival sì, del Giappone - e poi ciucci tettarelle peluches GMEH GMEH i peluches e il latte l'odorino la cacca che in genere fa diciamo così schifo ipotesi cancellata meravigliosa morbida giallina complimenti.
Rieccola la stanza sì, del bambino sempre uguale no, diversa un lettino con le sbarre certo, movibili un girello un passeggino due passeggini non si sa mai la carrozzina, già, è vero, la carrozzina cabriolet ipotesi cancellata ombrellino cappottino salopette scarpette n° 25, 26, 27 si tiene tutto può venir buono non si sa mai e poi tute tutine con Minnie - Pluto Topolino Ronaldo.... Ronaldo! e poi casine castelli fortini soldatini e 'pasol', 'pasol', 'pasol', voglio dire puzzle, puzzle, puzzle.
E poi la stanza sì, del bambino certo, invasione i parenti gli zii i cugini i cugini dei cugini senza offesa mai visti ammiccamenti - paroline risatine smorfie scimmiesche del bambino ipotesi cancellata degli adulti vocine strane affettate anche il nonno diciamo così vecchio stile sì, il notaio CIP CIP CIP PIO PIO PIO la bocchina sì, a culo s'avvicina pernacchietta pernacchietta bis ha detto mamma! ha detto mamma! ipotesi cancellata ha detto UÀ UÀ geniale.
E poi ancora la stanza sì, del bambino cambiata certo, col tempo giochi giochini un mese una settimana il giorno dopo già scordati abbandonati una montagna voglio dire un cimitero braccia gambe calpestate diciamo così mai più usate inutili disgustose sazietà – opulenza nausea sì, chiamiamola proprio così nausea.
Ecco probabilmente si potrebbe immaginare in questo assurdo chiamiamolo così - mondo - pensiero allucinazione forse sogno lampo improvviso canzone gioco di bambini oggetti oggettini rifiutati sì, con violenza grande fuoco incendio sì, doloso in questo lurido chiamiamolo così mondo grande fuoco grande fuoco incendio gioco di bambini intuizione precoce purificazione situazione mondo certo, immaginiamo tutta quella roba che brucia brucia brucia fazzoletti pannolini omogeneizzati pupazzi, pupazzetti trenini carrozzine Barbie Mazzinga altri mostri certo, un sogno meraviglioso impossibile mai sognato invasione tutto qui - macchinine pile luci suonini cani gatti coniglietti coccodrillini robottini e ancora Barbie Barbie che lava che stira che si spoglia Barbie che piscia che caga e spade corazze razzi kalashnikov che sparano uccidono distruggono e mostri mostri orrendi di plastica lucidi argentati spaventosi e tutta tutta quella valanga di merda che farebbe diventare diciamo così imbecille anche il giovane Albert Einstein.
Però non si fuma nella stanza del bambino.

La stanza del Bambino - Giorgio Gaber



permalink | inviato da il 24/3/2007 alle 13:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Ulisse è Michele 23enne laureato in Economia e Commercio, lucano con il corpo  trapiantato a Bologna e il cervello senza fissa dimora...



Nausicaa è Angela 20 enne napoletana, studentessa di psicologia. Grammaticalmente corretta, politicamente no!





IL RITORNO DI ULISSE

Riemerso dalee acque che mi avevano soffocato,
mi avventuro ancora, oltre le moderne colonne d'ercole
dell'informazione pilotata, della politica che è solo far carriera,
della tv per non pensare...
e vi sprono gente a decidere del vostro destino:

Riflettete sulla vostra natura,
fatti non foste per veder il grande fratello, ma per cercare,
per conoscere, e conoscendo considerare
che conviene ciò che è bene
e non che è bene ciò che conviene.

Schiera ripercorriamo il folle volo e
seppur il mare c'inghiottirà ancora, sarà meglio morire
che vivere già morti...

Ulisse


"Potrete ingannare tutti per un pò, potrete ingannare qualcuno per sempre, ma non potrete ingannare tutti per sempre"  ABRAMO LINCOLN

"Qualsiasi cosa puoi fare o sogni di poter fare, comincia a farlo. Nell’ardimento ci sono genio, potere e magia. Comincia. Ora." GOETHE

"C'è chi fa parte del problema, chi della soluzione e chi del paesaggio.." DE NIRO

"Se un uomo non è disposto battersi per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale niente lui" EZRA POUND

"Ciò che non siamo in grado di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo". R.W.FASSBINDER

"La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa ottenere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere" AMSCHEL MAYER ROTHSCHILD

"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana" GIOVANNI FALCONE

"Dire che uno stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri" EZRA POUND

"Osa sempre perché non puoi sapere quale sarà il sassolino che provocherà la valanga" PASCUCCI




IL CANNOCCHIALE